Presentazione di Francesco Lepori
autore del libro

Il Ticino dei colletti sporchi

A seguire intervento dell'Avv. Prof. Paolo Bernasconi

Scuole Comunali Novaggio

Giovedì 31 gennaio 2019
ore 20.15

 

Rinfresco offerto

INVITO Conferenza

Fare politica senza i partiti? Una sfida per la democrazia.
Con OSCAR MAZZOLENI e SALVATORE VECA, moderatore FABIO PONTIGGIA

 
Giovedì 24 gennaio 2019, ore 18:30
Università della Svizzera Italiana – Auditorium 
Lugano
L’incontro è aperto a tutti, seguirà rinfresco offerto.
 
È opinione diffusa che i partiti tradizionali vivano una fase di declino, insidiati da altri modi di fare politica, che spaziano dai movimenti alla personalizzazione delle campagne. In una società sempre più fluida e che cambia in fretta, il ruolo classico dei partiti – quello di rappresentare e collegare cittadini ed istituzioni – è messo seriamente in discussione quasi fossero dei fossili archeologici o, peggio ancora, solo luoghi di privilegi e incapaci di rispondere ai bisogni dei cittadini. In questo contesto, spesso però non si valutano a sufficienza le tendenze effettive delle società odierne e le conseguenze sulla tenuta delle democrazie contemporanee. Quale democrazia? Quali pericoli? Possiamo pensare di mantenere la democrazia, così come la conosciamo, senza i partiti?

Per rispondere a queste ed altre domande il Circolo Battaglini, nella sua veste di soggetto attivo nel contesto culturale e politico Ticinese, ha organizzato questa tavola di discussione aperta ai cittadini, soci e simpatizzanti, certi dell’attualità del tema.

 
Oscar Mazzoleni 
Professore e politologo ticinese, è laureato in sociologia e antropologia; dottorato in storia contemporanea. E’ Professore titolare di Scienza politica e dirige l’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna.
 
Salvatore Veca
Filosofo ed accademico italiano che ha impegnato una parte considerevole della sua ricerca sui temi della democrazia nell’ambito della filosofia politica, morale e sociale.
 
 

La serata sarà moderata da Fabio Pontiggia, Direttore responsabile del Corriere del Ticino.

Un momento di incontro e approfondimento che speriamo vi veda partecipi.  
Vi aspettiamo numerosi.
Cordialmente. 


Circolo Liberale di Cultura Carlo Battaglini

Morena Ferrari Gamba
Presidente

Joséphine, Suor Célestine, Annik, donne conosciute e donne senza nome, sono forse loro le vere protagoniste del romanzo di Fabio De-Carli, Vento, anche se il personaggio principale è il giovane Antoine Kiwuse.

Antoine è un ragazzino ruandese che vede scomparire, nell’arco di una notte, il suo intero mondo, vittima dell’odio etnico che ha stravolto l’intero paese. Unico sopravvissuto al massacro, si incammina in compagnia di Vento, un cane, in cerca di aiuto. Inizia così un viaggio della speranza che lo porterà fino al mare e alla riconciliazione con il suo passato, che ha le sembianze di Ildéphonse, un vecchio maestro appartenente all’etnia nemica di Antoine, accecato e scacciato dalla sua stessa gente per non aver voluto giustificare l’orrore a cui ha assistito.

Senza donne, però, la storia di Antoine non avrebbe potuto essere raccontata, perché sono state loro, in una sorta di via crucis, a prendersi cura del bambino e del cane che lo accompagnava, a guarire le ferite che gli avevano devastato il corpo e l’anima, a mostrargli la strada da seguire e a dargli la forza per farlo.

“Noi donne diamo la vita”, queste le parole dette alla figlia dalla prima donna che ha soccorso Antoine, parole che hanno valore non solo in Ruanda ma nel mondo intero, dove sono molti gli Antoine che ancora devono trovare chi gli dia la forza di percorrere la loro strada.

http://www.editore.ch/shopvm/la-betulla/vento-detail.html

Novità editoriale:ambientato nell'Emmental di fine '800 il primo poliziesco svizzero.

Nel 1908 Carl Albert Loosli, redattore del Berner Tagwacht, scrive un’introduzione al racconto di Edgar Allan Poe I delitti della Rue Morgue, prototipo della detective story, che uscirà a puntate nel quotidiano. Lo scrittore conosce bene il genere, in particolare Conan Doyle. L’inganno del diavolo si inserisce nella tradizione del poliziesco «alla svizzera», continuata con successo da Glauser e Dürrenmatt, e si può leggere come un giallo a tutti gli effetti: c’è un morto, c’è un indagato, c’è un’inchiesta, c’è un processo, c’è una sentenza. Ma di tutto questo Loosli si serve come di una lente d’ingrandimento per esplorare il sistema giudiziario bernese di fine Ottocento e tratteggiare un quadro notevole della realtà politica, sociale e culturale dell’Emmental in quell’epoca. L’inganno del diavolo è stato definito da più parti il primo romanzo poliziesco svizzero. Ma lo è, in effetti?

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